mercoledì 20 aprile 2011

Carlo Scarpa


Nella cultura dell’Olivetti, alla metà del secolo scorso, era ben radicata la convinzione che i luoghi del lavoro e della produzione dovessero avere elevate qualità estetiche, oltre che funzionali, per creare ambienti nei quali il lavoratore si sentisse gratificato e, trovandosi a proprio agio, potesse contribuire nel modo migliore alla crescita dell’impresa.
Questa convinzione si era poi estesa fino a comprendere anche i negozi, che dovevano rispettare certi standard predefiniti: essere disposti in modo razionale e funzionale, trasmettere al cliente un messaggio di efficienza, di qualità del design e di eccellenza tecnologica.
In certe città più importanti, al negozio era anche assegnata una funzione di rappresentanza e comunicazione dell’immagine, prima ancora che di attività commerciale; in questo caso, chi entrava doveva avere la percezione di un luogo dove tutto – dalle soluzioni architettoniche ai prodotti esposti, dall’arredamento ai servizi offerti – esprimeva cultura, innovazione, modernità. Dovendo realizzare un negozio a Venezia ed in centro Olivetti affidò l’incarico a Carlo Scarpa. Il risultato è un’opera di alto valore espressivo, da alcuni definita “un piccolo, raffinato capolavoro”, che fu inaugurato il 26 novembre 1958.

sabato 18 dicembre 2010

Renzo Piano

Lo dice Renzo Piano:
--- L’architettura è necessaria oggi più che mai. Il problema è che questa professione necessita di una nuova dignità: per dargliela bisogna tornare al concetto originario e ricordarsi che l’architettura è soprattutto un servizio. Tenerlo presente è un modo per preservare la nostra disciplina da tutto ciò che può corromperla: le mode, gli stili le tendenze.

-- Oggi l’architettura si affida sempre più, in gran parte, ad una produzione su larga scala, costituita da componenti standardizzati determinando la sua uniformità e la conseguente perdita dell’individualità dei singoli edifici.

-- Per ogni edificio bisognerebbe utilizzare componenti creati appositamente in modo da conferirgli un’identità nelle singole parti come nel tutto.

--- Tanti sono i fattori che rendono l’architettura un’arte contaminata: i quattrini, il potere, l’urgenza e le complicazioni.

--- Per questo motivo il progettare ed il realizzare si dovrebbero preferire al controllare che invece si accompagna alla produzionestandardizzata e industriale.

--- L’architetto deve riconquistare il cantiere che è il momento più importante in cui è possibile sperimentare la proprietà dei materiali e dove il giudizio estetico può esercitarsi al meglio.

--- Bisogna avere l’onesta di non fermarsi di fronte alle incognite adottando risposte già note o convenzionali; bisogna cercare risposte adeguate e quindi sempre diverse, perché ogni problema è diverso. L’architetto è un uomo che raccoglie di continuo delle sfide, che accetta di porsi in un terreno di frontiera.

--- Spesso si parla di “creare”, in realtà questo non è il termine adeguato, è un termine troppo legato all’intuizione geniale e troppo distante dal normale lavoro di progettazione. Quando si progetta non si crea né si percepisce una svolta uno stacco. Al contrario si metabolizza in continuità, si modifica continuamente il punto di vista, si elabora tutto il lavoro di ricerca e di sperimentazione fatto in precedenza.

lunedì 29 novembre 2010

CASA S


Descrizione del progetto
L’intervento ha riguardato la ristrutturazione di una villa distante pochi chilometri dal centro storico di Siracusa.
Si è trattato di riorganizzare la spazio interno ed esterno, i servizi annessi alla residenza e la realizzazione della piscina.
Da un deposito è stato realizzato un nuovo padiglione al quale si accede da due ingressi laterali. Divenuto ora luogo di servizi è stato ripensato completamente tramite una grande parete vetrata a tutt’altezza in modo da lasciare il fronte prospiciente la piscina permeabile alla vista.
Lo specchio d’acqua è collocato tra la residenza principale ed i servizi per diventare il fulcro dell’intero intervento.
La piscina, di tipo a sfioro, ha una geometria lineare e presenta un rivestimento in mosaico vetroso per cui la superficie dell’acqua ripropone i colori riflessi delle due strutture prospicienti e del cielo.
L’intervento sulla casa di residenza si concentra su due temi principali: l’ammodernamento delle linee di prospetto e la sottolineatura dei due corpi che la compongono. Questo è avvenuto tramite la differenziazione dei materiali: un intonaco bianco ruvido e riflettente per il corpo centrale e la pietra lavica liscia e scura per il corpo più esterno.
Dall’esigenza della committenza di avere un contatto visivo diretto con il nuovo sistema giardino è scaturita l’idea progettuale di un nuovo spazio complementare alla casa, trasparente e in aggetto sul giardino che diviene parte di esso pur rimanendone estraneo. La sua destinazione è quella legata all’osservazione e alla riflessione per cui è stato ribattezzato: “pensatoio” ed instaura una nuova relazione tra i due corpi in orizzontale, stabilendo una comunicazione tra il nucleo centrale e l’esterno.

Vincitore del concorso Quadranti d’Architettura 2010 sezione “premio G.B. Vaccarini ad un opera prima”

Tazzina "cyrano"


“L’amabil vizio della bruna bevanda / gli occhi miei al ciel condanna / Rossana, solo il cuore in te si porta / per lo naso mio signori di che sorta / che con la spada dun colpo desta la tazzina non fu più stessa / d’ora innanzi lo capo mio non più s’alza / che lo sguardo mio fu sol per essa”Grazie alla sua particolare forma la tazzina “cyrano” permette a chi la utilizza di non rivolgere al cielo il viso durante “l’ultimo sorso” di caffè ma, al contrario, di mantenerlo orizzontale ospitando il naso all’interno dell’incavo.Il disegno del piattino prende forma dall’ombra proiettata della tazzinache al contempo ne favorisce la presa grazie alla sua ergonomicità. Il prototipo della tazzina è stato scelto, fra 153 partecipanti, per partecipare alla III edizione 2011 di "DAB3 Design per Artshop" a Modena.